Esserci quando serve
La presenza è la forma più concreta della fiducia.
Fidarsi anche, ed esserci quando serve.
Molte relazioni reggono bene finché le cose vanno lisce. La prova arriva quando non vanno. Chi è in difficoltà capisce in fretta chi c’è e chi sparisce, e raramente lo dimentica.
Esserci non vuol dire avere la soluzione. Spesso non c’è, o non tocca a noi darla. Vuol dire essere presenti: anche solo una telefonata o un messaggio per dire che ci sei. Nei momenti difficili le persone non chiedono risposte. Chiedono di non essere sole.
C’è una trappola comune: aspettare che ci venga chiesto. Ci diciamo che non vogliamo disturbare, che se serve qualcosa ce lo diranno. Ma chi è in difficoltà spesso non chiede, per orgoglio o per stanchezza. Chi si presenta senza essere chiamato fa una differenza che nessuna offerta gentile può eguagliare.
Nel lavoro vale la stessa regola, con forme diverse. Esserci vuol dire difendere un collega quando non è presente, oppure mantenere un impegno anche quando è diventato scomodo. Sono questi i momenti che costruiscono una reputazione più di qualsiasi risultato.
Anche la presenza ha un costo, ed è giusto ammetterlo. Ci vuole tempo, e a volte si rischia di dire la cosa sbagliata. Ma è proprio quel costo a darle valore. Un gesto che costa qualcosa fa capire all’altro che per noi conta.
Nessuno può esserci per tutti. Il punto è esserci per le persone che contano, quando conta. È così che la fiducia smette di essere una parola e diventa qualcosa che si può toccare.