L’amplificatore non suona da solo
Il telefono porta la voce lontano. Decidere a chi telefonare resta una cosa tua.
Ma la voce resta tua, e resta tuo il fatto di aver pensato a chi c’è dall’altra parte. L’amplificatore non suona da solo.
Un amplificatore prende un suono e lo porta più lontano. Senza qualcuno che suona, però, resta un oggetto muto. Gli strumenti che usiamo per stare in contatto funzionano allo stesso modo. Il telefono, la posta, le piattaforme e adesso anche l’intelligenza artificiale portano lontano qualcosa. Conviene chiedersi che cosa.
Un messaggio arriva in un secondo dall’altra parte del mondo. È una possibilità straordinaria, ma il valore di quel messaggio non sta nella velocità. Sta nel fatto che qualcuno ha pensato a te, ha scelto le parole, ha deciso di scriverti proprio in quel momento. Lo strumento ha fatto la sua parte, il gesto è rimasto di chi l’ha fatto.
Il rischio comincia quando lo strumento prende il posto del gesto. Pensiamo agli auguri automatici o ai contatti aggiunti a migliaia e mai salutati. Tutto questo riempie le giornate e lascia le relazioni dove erano, o un po’ più indietro. Chi riceve se ne accorge, anche quando non lo dice.
Con l’intelligenza artificiale la tentazione cresce, perché tutto diventa più facile. Si può scrivere a cento persone in un minuto, con il tono giusto e il nome giusto. Ma un modello non sa chi ti ha aiutato quando eri in difficoltà, né chi aspetta da mesi una tua telefonata. Lo sai tu. Usarlo bene vuol dire lasciargli il lavoro ripetitivo e tenere per sé la parte che conta, cioè ricordarsi delle persone.
Prima di usare uno strumento conviene farsi una domanda semplice: sto portando più lontano un gesto mio, o lo sto sostituendo? Nel primo caso lo strumento fa il suo mestiere. Nel secondo, l’amplificatore suona a vuoto e chi ascolta prima o poi se ne accorge.