La reputazione resta a chi la costruisce
Le piattaforme passano. Quello che le persone sanno di te resta.
La fiducia e la reputazione restano a chi le ha costruite.
Ogni pochi anni arriva una nuova piattaforma che promette di cambiare il modo in cui ci colleghiamo. Molte spariscono e quasi tutte, prima o poi, cambiano le regole. Chi ha costruito la propria presenza solo lì sa quanto possa essere fragile.
La reputazione è un’altra cosa. Non vive in un profilo né in un numero di follower. Vive in quello che le persone dicono di te quando non ci sei, e in quello che ricordano delle volte in cui hanno lavorato con te. È la somma di tante esperienze che gli altri hanno fatto di te.
Per questo non si può spostare da una piattaforma all’altra, e non si perde quando una piattaforma chiude. Appartiene a chi l’ha costruita, e alle persone che la portano con sé. Quando un collega ti consiglia o un cliente torna da te, quella è reputazione, e nessun algoritmo la controlla.
Per costruirla serve più coerenza che visibilità. Vuol dire fare quello che si è detto e trattare le persone allo stesso modo, che ci siano utili o no. La visibilità si può comprare per un po’. La coerenza va vissuta, ogni giorno.
Questo non vuol dire ignorare le piattaforme. Sono amplificatori utili, e una buona reputazione viaggia più veloce quando ha i canali giusti. L’errore è confondere il canale con la sostanza. I follower si possono perdere in una notte. Le persone che si fidano di te restano.
I modelli miglioreranno e le piattaforme continueranno a cambiare. Alla fine resta quello che gli altri hanno vissuto con te. Quella reputazione è tua.